Quando Golia Invidia le doti del piccolo Davide

Aidone-Morgantina: il paese più invidiato della Sicilia.

La sede dei tre rientri più famosi: Gli acroliti delle Dee, gli argenti di Eupolemo, la Venere di Malibù.

C’è, come direbbe una guida turistica, un piccolo ridente paesino nel cuore della Sicilia, in provincia di Enna; ha poco più di 5000 abitanti, ma un territorio di tutto rispetto 209,58 km²e 800 m s.l.m.. Il tessuto urbano medievale si apre su panorami mozzafiato che spaziano dagli Erei, all’Etna, alla piana di Catania; nei suoi monumenti si conservano preziose tracce di tutte le epoche: normanna, catalana, barocca, neoclassica e di tutti i popoli che si sono succeduti in Sicilia. I Greci e i Romani abitarono la collina di Cittadella e il pianoro di Serra Orlando, identificata con Morgantina. I Normanni strapparono agli Arabi Aidone, il monte dove forse si erano ritirati i greci sfuggiti alla conquista romana, e ne fecero uno dei centri di propulsione della nuova latinizzazione e ricristianizzazione dell’Isola; vi importarono una colonia dal nord Italia di cui ancora si conservano tracce nel dialetto galloitalico, la arricchirono di chiese, conventi e di un castello costruito su una posizione strategica da cui si domina gran parte del centro della Sicilia. Il Cinquecento la vide al centro dell’azione riformatrice della Chiesa di Roma e si riempì ancora di chiese e conventi come quello dei Cappuccini che oggi ospita il Museo Archeologico di Morgantina.

Nell’Ottocento Aidone fu prolifica di uomini che fecero grande la Sicilia nell’azione risorgimentale e nella costituzione del Regno di Italia. Primo fra tutti Filippo Cordova, Ministro nella breve ma esaltante esperienza del glorioso Stato di Sicilia del ‘48 e poi Ministro delle Finanze del governo Cavour, all’indomani dell’Unità d’Italia, Ministro del’Agricoltura nel governo Ricasoli e della Giustizia in quello Rattazzi.

Oggi Aidone è il paese più invidiato di Sicilia: al centro di un importante comprensorio storico-archeologico, al punto da diventare sede del “Parco archeologico di Morgantina e delle aree archeologiche di Aidone e dei Comuni limitrofi”, dopo anni di spoliazione che ha fatto di Morgantina la mecca dei tombaroli, è meta di tre rientri da musei americani di reperti preziosissimi di età arcaica ed ellenistica.

Il 13 dicembre 2009 sono rientrati dal Museo dell’Università della Virginia i bellissimi Acroliti arcaici, in luminoso marmo bianco, rappresentanti probabilmente le Dee Demetra e Persefone; dopo essere stati trafugati erano pervenuti alla collezione del miliardario marito di Jacqueline Kennedy, Maurice Templessman.
Sono esposti al museo di Aidone su una originale installazione che ha visto all’opera anche la più grande stilista siciliana, Marella Ferreri.
A giorni, probabilmente il 3 dicembre, si aspetta l’inaugurazione dell’esposizione degli Argenti ellenistici, 16 pezzi di argenteria di simposio e di culto, di raffinata manifattura e di incomparabile bellezza, conosciuti come il Tesoro di Eupolemo e restituiti dal Metropolitan Museum di NewYork. Dopo essere stati esposti a Roma, a Palermo, a Shangai, ovunque ammirati e magnificati, finalmente sono rientrati in Sicilia e a presto potranno essere esposti nel luogo da cui nel 1978 furono portati via in modo fraudolento.

L’ultimo rientro, il più atteso è quello della magnifica statua di linee classiche, quasi fidiache, conosciuta come la Venere di Malibù, dalla città dove è stata esposta dal 1988, nel Paul Getty Museum, che l’aveva acquistata sul mercato nero per la modica cifra di 20 milioni di dollari (circa 30 miliardi di lire!). La statua , alta oltre due metri, in pietra calcarea, realizzata con tecnica acrolitica, rappresenta una dea –l’identificazione più probabile è quella di Demetra, la dea che in Sicilia e più ancora tra Enna e Morgantina ha numerosissimi santuari e luoghi di culto- nell’atto di incedere, portando verosimilmente una fiaccola; la raffinatezza e l’eleganza del panneggio ne fanno una degna emula della migliore tradizione fidiaca

Oggi è l’oggetto del contendere. Dal 2007, anno in cui, a seguito di indagini della procura di Enna e dei carabinieri e di una intensa attività diplomatica, è iniziato un processo di restituzione di reperti archeologici dall’America all’Italia mai visto, anzi neppure immaginato fino ad allora. La Venere, rispetto al “pacchetto” di cui faceva parte, consegnato nel 2007, i curatori del Getty si riservarono di trattenerla fino al 2010 e poi al 2011.

Ci sarebbe stato tutto il tempo per prepararsi degnamente e con comodo all’evento e soprattutto preparare un piccolo paese come Aidone a riceverla con i dovuti onori. Invece, nella peggiore tradizione dell’emergenzialismo, ad oggi nulla è stato fatto, e certo, per quanto si possa dare il tormento al Comune e alla Provincia la vera colpa è della Regione che, dopo un rozzo tentativo di esporla temporameamente al palazzo dei Normanni, ha dovuto desistire e decidere di farla arrivare direttamente in Aidone, nel Museo Archeologico, dove la installeranno i tecnici del Getty, a costo del quale la statua sarà trasportata in Sicilia, rimontata e adeguatamente preparata per le nuove condizioni ambientali e di contesto. In tutti questi anni, nulla è stato fatto e solo ora, a rotta di collo, si sta adeguando il Museo, si promette di sistemare le strade di accesso, di creare i parcheggi e allestire i servizi e quant’altro…quasi quasi bisogna invocare una leggina che la metta tra gli eventi gestiti dalla Protezione Civile perché i tempi siano brevi quanto serve.

Francesca Ciantia

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